Festività Natalizie: Italia batte Spagna.

Eccola qua, la festa più festa di tutte. Quella che o la si ama o la si odia. Quella che divide il popolo in sostenitori e in “non c’è niente da festeggiare”. No, non sto parlando del 25 aprile per gli italiani ma del Natale. Il classico e noioso Natale, con periodo di festività natalizie a seguito.
Un periodo di pace, tranquillità e vacanza che invece si trasforma in stress ed ansia fino a divenire terrore puro! Violenza psicologia natalizia: ne siamo tutti vittime. A partire dal bombardamento pubblicitario di giocattoli, fino alle lucine sui balconi già a inizio novembre. Aggiungici lo stress del cenone, ché devi scegliere un menù che vada bene per tutti gli amici veget/vegan/bio/frutta/fritta/aria/insett – ariani. E “cosa facciamo a capodanno?” domanda che eguaglia per livello di rottura di cogli*ni il “cosa facciamo a ferragosto?”. Per non parlare della caccia al regalo! Madonnasantissimadell’incoroneta! Ché devi scoprire se l’amico ti fa un regalo, per farglielo a tua volta, cercando di non prosciugare tutti i tuoi averi ma neanche di comprare una cinesata tarocchissima facendo la figura del pezzente. Strategie che Mao tse tung levati proprio!
Ebbene sì, le festività Natalizie sono portatrici sane di stress ed esaurimenti nervosi.

Avendo vissuto per anni e anni una vita da fuorisede, sia in terra sicula che in terra leghista, ho sempre gioito nel passare il Natale con le mie genti, a casa mia, sul mio divano vecchio e col mio cane che mi scalda i piedi e c’ha l’alitosi. Quest’anno, invece, le ho passate all’estero. Per la prima volta in vita mia.
Siviglia durante le festività natalizie acquisisce un’aria magica: la si può notare dalle soberrime (o sobrissime, dipende dal filone sociolinguistico di appartenenza) luminarie di Plaza Nueva (palle – scusate il termine – di Natale enormi e luccicanti), dalle insegne luminose e scenografie da Cirque du Soleil del modestissimo Corte Inglés (che si è inventato un mondo incantato, Cortilandia, con annessa canzoncina fracassamaroni che guarda io non so proprio come facciano i commessi a non suicidarsi!), la si nota infine da tutti i chioschetti di Buñuelos sparsi per le piazze che se passi davanti ad uno di essi con la resaca, vomiti pure l’anima per la puzza di fritto. E la lotteria ragazzi, la loteria de Navidad il 22 dicembre! Ho sborsato 10 euro, ché ci venivano 10 birre mannaggia la miseria, per l’ebrezza di non vincere un cavolo! Ma siccome ho giurato di vivere appieno la cultura sivigliana, oltre alla magnifica esperienza della camilla (di cui potete allegramente leggere qui), mi sono goduta la non altrettanto magnifica esperienza di perdere alla lotteria. Evvabbè.

Insomma l’inevitabile stress delle feste natalizie non mi ha abbandonata neanche in Spagna e anzi continua a non abbandonarmi e non accenna minimamente a farlo! Adesso vi spiegherò il perché e fidatevi se vi dico che le feste natalizie sono più stressanti in Spagna che in Italia. A Palermo, ad esempio, non mi è mai capitato di uscire un pomeriggio di un 27 dicembre e trovarmi travolta da una fiumana di gente che si accalca nei negozi facendo interminabili file nei camerini e alle casse in preda alla furia da shopping. Ebbene sì, in Spagna succede, e questo perché non ci si scambia i regali a Natale ma il giorno dell’Epifania, che loro chiamano il giorno dei Re Magi. Quindi niente vecchietta che vien di notte con le scarpe tutte rotte, qui vengono proprio i personaggi biblici a portare i doni a grandi e piccini, scalzando e sbeffeggiando quel panzone di Babbo Natale! Il che, ripensandoci, non è poi tanto illogico: i Re Magi sono stati i primi portatori ufficiali di regali al Bambin Gesù.
Ne consegue che se in Italia i giorni clou della corsa ai regali sono quei due tre giorni prima del Natale, vuol dire che in Spagna non sono ancora nemmeno arrivati i giorni critici! Da trentenne nata durante il boom economico (degli altri, evidentemente, perché mio no di certo) e cresciuta negli anni del “devi avere tutto di marca”, facendo parte della generazione dei progressi tecnologici che vanno dai lettori cd che pesavano quintali e lettori mp3 che sembravano enormi clisteri, alle penne usb grandi quanto un’unghia smozzicata e l’i-cloud, sono abbastanza avvezza al consumismo. Ma subirlo anche il 29 dicembre è troppo!
Contro un’Italia che boicotta i supermercati aperti la domenica, si staglia una Spagna che chiude i negozi alle 10 di sera (col Corte Inglés che chiude anche a mezzanotte, per dire!)
Per cui, così come la psichedelia tutte le teste si porta via (cit.), vorrei arrivi presto l’epifania a portarsi via le feste ispaniche! Ricapitolando, stress da festività natalizie: Italia batte Spagna. Buone feste a tutti.

 

P.s. voi che fate a capodanno?

Precedente Il freddo inverno di Siviglia Successivo Le vacanze dei fuorisede