Il freddo inverno di Siviglia

Un inverno di tanti anni fa, quando vivevo a Verona alla giovine età di 24 anni o giù di li, ogni giorno mi svegliavo con un dolore fisico diverso: una fitta alla spalla, un mal di schiena, una sciatica e così via… L’inverno veronese è stato il peggiore della mia vita. L’umidità si poteva tagliare con un grissino (affilatissimo, eh!). E dire che io vengo da una città di mare e sono abituata all’umidità, al freddo pungente e al ventazzo ché quando soffia la tramontana ti taglia la faccia ed è meglio che esci col passamontagna. Quell’umidità, però, fu quasi letale. 

Quando l’inverno scorso ho vissuto a Torino, uscivo di casa alle volte alle 6 del mattino (la rima non era voluta, sappiatelo) e sembrava tipo Silent Hill: la nebbia di corso Giulio Cesare mi accompagnava, con la linea 4, fino a Crocetta. Nonostante ciò non ho mai indossato il giubbino-piumino stile omino michelin con piumazze e pelo osceno del cappuccio. Era un freddo più sopportabile, più rinvigorente e frizzante. In casa, però, il termostato segnava 24 gradi fissi: sembrava di stare a Palma de Mallorca se non fosse stato che per tutto gennaio e febbraio non ho visto l’azzurro del cielo. Torino mi manca da morire, la sua pioggia e il terreno gelato del Valentino no.

In Veneto la gente si scalda a suon di grappa e Spritz, a Torino ci scaldavamo con cioccolata calda e Bicerìn. #enniente ieri sono uscita a Siviglia con una temperatura di circa 5 gradi e abbiamo bevuto birretta ghiacciata, tinto con limòn e ghiaccio e vino rosso tenuto rigorosamente in frigo. Forse agli andalusi sfugge qualcosa… tipo che è inverno!

Se in Game of Thrones ci hanno messo 7 stagioni, per i sivigliani l’inverno non è mai arrivato. Ma in realtà fa freddo raga’, fa veramente e dannatamente freddo. Ed è il peggior freddo che possa esistere perché arriva repentinamente subito dopo i 28 gradi alle 5 del pomeriggio di un 26 novembre.

Il freddo di Siviglia è un freddo bastardo, un freddo che non te l’aspetti, che guardi fuori dalla finestra e vedi il cielo azzurrissimo e il sole li, senza nuvole. Poi esci di casa e ti si congelano i peli delle ascelle (se non vogliamo essere eccessivamente volgari). Lo sbalzo termico, poi, è ancora peggio perché può capitare che alle 14.00 ci siano 15 gradi e alle 18.00 ce ne siano 4! Cioè, manco se prendi un aereo da Palermo a Mosca ti ritrovi in tali circostanze! Ammesso esista un volo diretto Palermo-Moscow. Ma non divaghiamo.

Sfatiamo il mito del non fa freddo a Siviglia! Il mito che Siviglia è quella città di sole, pizza e mandoli…no, aspé…il mito che Siviglia è quella città di sole, toro e tamburelli. Si arriva pure ai 50 e passa gradi in estate, dettagli, ma quando fa freddo fa freddo! E come ci scaldiamo? La maggior parte delle case non ha i riscaldamenti, qui non esistono i vin brulé, le grappe e neanche gli spritz – sigh – qui si vive la calle, sono sempre tutti in strada, in piazza. I baretti sono striminziti quanto il corridoio degli scaffali dei prodotti bio alla coop e se vuoi sederti a bere e mangiare, devi andare in strada, nel dehors, sì insomma ai tavolini di plastica davanti la porta del locale. Scherzi a parte, questa è una cosa che amo: vivere la calle. Anche se ci sono 3 gradi, anche coi pinguini come parcheggiatori abusivi e gli orsi polari come camerieri.

E comunque è per combattere il freddo che i sivigliani mi hanno fatto conoscere una costumbre dal sapore surreale. Sì perché qui in Andalucìa esiste questa cosa che è il male puro e si chiama “camilla“. Cioè mettono ‘na stufazza sotto la tavola che ricoprono con una “tuvagghia” pesante stile tappeto anche brutto così da formare tipo una sorta di quarta dimensione da avvicinare ai divani dove tu puoi infilare piedi gambe e culo e ti riscaldi che anche le orecchie ti sudano. Oggi sono stata dalle 15 alle 18.30 in stato comatoso raggomitolata in stile feto con la volontà di un’ameba sul divano col tappeto/tuvagghia addosso. Ho abbandonato le mie bellissime lezioni di zumba, la mia voglia di fumare in balcone, il mio bisogno di fare il bucato e sto facendo ricerche su google riguardo agli impianti di vesciche enormi, per poter rimanere qua, sempre qua, ancora qua, soltanto qua. Sotto il tappeto brutto della camilla, al caldo.

Oh, se solo il bambin Gesù fosse nato in Andalucìa! Altro che freddo e gelo! Il bue, l’asinello e la ropa de camilla, canterebbero le canzoni!

Ma nel frattempo, raga’, si sono fatte le 10 di sera ed io sto ancora qua, sotto la ropa de camilla. Dite che è tempo di farmi la doccia?

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4 commenti su “Il freddo inverno di Siviglia

  1. Marco Giglio il said:

    Io a Torino ho perso due-tre diottrie solo per la nebbia! Roletto – Pinerolo in bici e callo al dito per farmi sen
    tire/farmi vedere.
    Altro che freddo, se non stavo attento finivo nel risotto col capriolo né.

  2. Ma queste camille le hanno fuori nei locali o anche in casa?
    Se le hanno in casa hanno trionfato su tutta la linea!
    E cmq mi ricordano molto i Kotatsu giapponesi (altro popolo di immensa saggezza!).
    Per inciso, ecco la pagina wikipedia del Kotatsu dove non a caso si cita la camilla. 😉
    https://it.wikipedia.org/wiki/Kotatsu

    • questoblogfacagare il said:

      Grazie Jose! I locali non hanno la camilla ma stufe giganti a forma di fungo!

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