La suerte nunca se olvida. Esiste il destino?

Sono le dieci di sera. Non voglio uscire. Resto a casa e cazzeggio sui social.
Sfoglio i vecchi album sul mio profilo Facebook, intenzionata a cancellare certe fotografie con colui che fino ad un mese fa chiamavo “amore mio”.
L’amore non è eterno. Ma alcune foto sono troppo belle per essere cancellate e, comunque sia, ritraggono momenti della mia vita.
E allora le lascio.

L’inerzia del tasto avanti si blocca di colpo quando appare quella foto: dicembre 2016, una valigia col segna valigia rosa marcato “Andalucìa”. La didascalia della foto recita “#viaggi. Andalucìa, il prossimo è per te”.
A quell’epoca mi stavo muovendo per trasferirmi a Torino. Mi era venuto il pallino un anno prima, quando andai a trovare una mia cara amica. Visitai quella città e la amai fin dal primo respiro. E la amo tutt’ora.
Ma quel giorno, in aeroporto, fissavo quel segna valigia rosa e pensavo a Siviglia.

Ho vissuto in tanti posti al di fuori della mia città, Trapani. La prima città che mi ha adottata è stata, naturalmente, Palermo, coi suoi odori e colori di fuoco. Ci sono state anche Verona e Vicenza, in Veneto, Santa Teresa in Sardegna e, come già detto, Torino, la bellissima. Siviglia è stata la prima città straniera che ho considerato “casa”.

Ogni ultimo giorno che ho passato a Siviglia è stato traumatico. Mi fermavo sul Puente de Isabel e fissavo l’acqua del Guadalquivìr scorrere tranquilla, e nella mia mente si ripeteva una frase: “è soltanto un arrivederci. Per te non sarà mai un’addio”.

Ho sempre -da una vita, da quando ci sono capitata per caso in Erasmus- voluto trasferirmi in quei luoghi, in quelle stradine strette che portano a piazze enormi e altissime torri. Una volta ci ho provato, ma non è stata quella buona. Poi -BOOM- mi sono innamorata. E ho scordato il mio sogno, o meglio l’ho riposto di lato, in disparte. Vi è mai capitato di leggere un libro talmente bello e, arrivati quasi alla fine, vi fermate per un po’ perché non volete che finisca? Beh, a me sì. E con Siviglia è stata la stessa cosa. Non volevo finisse. Prendevo la scusa del “non mi sposto perché ho una relazione stabile”. Invece avrei dovuto dire “non mi sposto perché ho paura di fallire e paura della fine”.

Ma se non facciamo le cose per paura che finiscano, che viviamo a fare?

Oggi non ho più scuse ma un biglietto di sola andata per la Spagna. E mi chiedo se il destino esista davvero e se io fossi destinata a questa scelta. Per anni la mia volontà era stata divisa tra il sogno di una vita e l’amore. Adesso sono qui. L’amore finisce ma i sogni, quelli no!

Non so come andrà a finire, magari tra qualche mese mi ritroverò a mangiare cannoli di fronte la spiaggia ma con la consapevolezza di averci almeno provato.

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