Principesse e camionisti

Vestiti voluminosi con gonne di tulle o attillatissimi su corpi scolpiti, scarpette con tacco a punta 57 cm e con plateau che ci puoi stivare una cassa di Moretti, trucco eseguito dai make up artist di Moira Orfei con tanto di unghie gel con colori lucenti e ciglia ovviamente finte. Queste, in genere, le immagini che girano nei post di certe pagine Facebook o account Instagram che danno consigli di lifestyle o sfornano frasi di Oscar Wilde su foto accattivanti. Queste pagine e accounts hanno come utente medio ragazze giovanissime magari un po’ troppo into la moda e con un’educazione scolastica di base nonché ragazzi allupatissimi. Le ragazze di queste foto appaiono quasi sempre circondate dal lusso, con delle pettinature adorabili in stile finto scialbo, super fashion e con anelli di diamanti. Sì, hanno pure il fidanzato. Cos’è una Barbie senza il suo Ken? Un umo che farebbe di tutto per loro e le tratta come delle vere principesse.

Ora capita che sia gli utenti che i contenuti di suddette pagine possono apparire a volte un po’ troppo esagerati: vedi certi video di “prediciottesimi” dove la festeggiata è vestita meglio di Kate Middleton e fa degli stacchetti che Heather Parisi scansati! In fondo, se da un lato tutto ciò può portare a molti seguitori, ammiratori e copiatori di stile, dall’altro questo genere di contenuto attrae anche molte critiche.

Cosa succede allora? La donna media (ma anche medio-alta) che non si sente rappresentata da questo target di donna che svolazza soave accompagnata da un Milord in frac e rosa rossa tra i denti, rifugge questa immagine di “principessa” e si appioppa un’etichetta che considera opposta a quella data a questo personaggio: il camionista.

 “Io non indosso tacchi alti e non porto unghie affilatissime, non sono quel tipo di donna, sono più un camionista”.

“Io delicata? Ma figurati, sono un camionista!”.

“No, grazie, non bevo drink, mica sono una principessa! Sono un camionista: passami la birra”.

 

La volontà di non essere messa sullo stesso piano di un’immagine che non ti rappresenta – anzi che quasi ti disgusta – ti spinge a paragonarti ad un uomo con delle determinate caratteristiche fisico-emotive. Il camionista, nell’immaginario più o meno collettivo, è un omone robusto abituato a lunghi viaggi e a maneggiare merce pesante, con tatuaggi, ruvido, che beve birra e rutta e che ha pisciato nei peggiori bagni di autogrill del paese.

In pratica, per sentirti più figa, devi darti della “camionista”. Per essere cool devi essere un uomo. Forte. Ruvido. Magari con la foto di Padre Pio sul cruscotto e il nome scritto con le lampadine sul parabrezza.

Sbagliato. Discostarsi, agli occhi degli altri, da quel determinato modello comportamentale non implica il fatto che sia preferibile dare un’idea di voi stesse più mascolina e forte. Bisognerebbe, in effetti, educare al fatto che per essere cool non bisogna per forza essere uomini! Si può essere forti anche sui tacchi alti e coi vestiti rosa!

Non fatevi ingabbiare nel pensiero che denigra le “ragazze-principessa” ed esalta le “ragazze-camionista”. Essere accostate all’immagine di ragazza-principessa è degradante? Cos’è più degradante per una donna, indossare bei vestiti e un ottimo trucco per posare per delle foto che andranno sui social con degli aforismi più o meno profondi, o denigrare il proprio sesso?

Non cadete più nell’errore di paragonarvi ai camionisti, se non volete essere delle ragazze-principessa! Perché potete essere chi diamine volete! Non è sbagliato essere come siete! Potete essere una donna sportiva con le scarpe basse, ma anche con la gonna elegante e i tacchi, con la quinta birra in mano, ma anche con la vodka alla fragola, con il tic di mangiarvi le unghie ma anche con la manicure appena fatta, che rutta e si siede per terra ma anche che arrossisce e si siede aggraziata.

E ovviamente non sto parlando di essere uno dei due estremi: potete essere tutte queste cose contemporaneamente! Perché, hey, siamo donne, e in quanto tali, possiamo farvi il culo!

Ora, ditemi se non è figo!

 

Disclaimer: Nessun camionista è stato maltrattato durante la stesura di questo post. 
Personalmente non ho nulla contro i camionisti. 
Avevo uno zio camionista, robusto, ruvido, una gran persona.
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Un commento su “Principesse e camionisti

  1. Lucia Immordino il said:

    Finalmente ho letto il pezzo che ho trovato interessante e mi ha offerto molti spunti di riflessione.
    Sono dello stesso avviso tuo e cioè che ogni essere umano può essere o diventare ciò che vuole, liberamente.
    Ho ripensato a me da bambina quando, piuttosto che dedicarmi alle bambole, preferivo giocare o smontare camion, appunto, macchinine varie o qualsivoglia altro oggetto assolutamente non femminile: chiedevo per Natale o per i compleanni vari archi e frecce, biliardi, palloni …
    Una volta con mio nonno abbiamo costruito di sana pianta un carrozzone (ho detto tutto) e un’altra che mi hanno regalato una bambola parlante, l’ho smontata tutta per capire come faceva a parlare, appunto, (chiaramente l’ho scoperto e la bambola finì lì).
    Un po’ mi è rimasta questa cosa, in casa faccio da me le riparazioni: ho montato la doccia, ho sistemato la cassetta dello scarico, ho aggiustato le serrande, faccio piccoli lavoretti con tanto di attrezzi … ecco, cose così.
    Nonostante anni di collegio femminile (per mio padre dovevo raffinarmi un po’) e galateo a gogò a me piace essere un po’ maschiaccio o camionista, per me equivale stare fuori dagli stereotipi, al di là dagli schemi.
    Amo abiti comodi, scarpe basse ma so anche indossare abiti impegnativi, se necessario, e scarpe tacco dodici, il tutto molto liberamente.
    Ogni tanto mi faccio una birra o bevo alcolici ma conosco la mia misura e per carattere non eccedo mai.
    Essere donna secondo me è tutto questo.
    Grazie per questa lettura.
    LI

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