Tecniche mnemoniche di una sfigata

Ormai i tempi sono maturi e mi sento di confessarvi un mio grande deficit. So che prima o poi me ne pentirò ma devo togliermi questo sassolino dalla scarpa. Ebbene sì, cari lettori, lo ammetto: io mi perdevo sempre quando entravo al Corte Inglés. Il Corte Inglés è una catena di grandi magazzini spagnola concepita per stordire chiunque entri in questo fantastico mondo incantato fatto di stand e tiendas di tutti i tipi, dalla cosmetica all’abbigliamento, all’alimentari, all’elettronica. Sono effettivamente costruiti come grandi labirinti con differenti uscite e con dedali di corridoi pieni di cartelloni pubblicitari con la faccia e il culo di modelli che “wow che gnocco quello”, passa un attimo e ti sei già perso. Anni e anni passati con la vergogna di non riuscire a trovare le uscite del Corte Inglés, e per questo mi sono sempre privata l’ingresso in questo splendido alveare pieno di opportunità e scontistiche surreali.
Adesso, però, non mi perdo più. È proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno: per andare a lavoro devo bypassare Plaza del Duque, la piazza più centrale di Siviglia, quella circondata da negozi e fermate degli autobus e, naturalmente, sovrastata da uno dei magazzini Corte Inglés. Calcoli scientifici dimostrano che girando attorno alla piazza per immettersi in calle San Eloy si possono impiegare fino a 4 minuti mentre aggirando il sistema stradale e attraversando il piano terra del suddetto magazzino si impiegano ben 2 minuti e 34 secondi. Con un eccezionale risparmio di tempo spendibile in attività quali “vabbé, mi fumo una siga prima di iniziare a lavorare”. Ovviamente la prima volta che provai tale soluzione mi perdetti e arrivai tardi a lavoro. Ma com’è possibile che una laureata con lode non riesca ad attraversare il corridoio laterale di un centro commerciale? E ci ho provato ogni giorno, sempre più intenzionata a vincere questa mia vergognosa colpa.
La soluzione l’ho trovata in una delle mie strambe tecniche mnemoniche. La mnemotecnica è l’insieme di quei metodi atti a memorizzare informazioni astruse e che sfruttano il sistema neuronale di immagazzinamento input. Vabbè, non vi fracasserò i maroni con la neurologia stavolta.

Vi racconto un piccolo espediente. Qualche annetto fa, quando studiavo all’Università di Palermo, dallo studentato universitario mi trasferii in un appartamento al quarto piano di un palazzo senza ascensore, quindi bruciai la tessera della palestra (ma quella è un’altra storia). Quando traslocai, la padrona di casa (possa ella adesso crogiolarsi in una vita misera e tapina – scusate, abbiamo dei brutti conti in sospeso) mi consegnò un enorme mazzo di chiavi. Il fatto era questo: se volevo entrare in casa dovevo affrontare ben 5 serrature! Una chiave per il cancello, una per il portone e ben tre per le serrature della porta blindata di casa, che tra l’altro andavano aperte in quest’ordine: prima sotto, poi sopra e poi centro. Et voilà! Houdini sarebbe stato fiero di noi! Cinque chiavi per domarli, cinque chiavi per stordirli, cinque chiavi per sfinirli e sul pianerottolo incatenarli!
Erano cinque fottutissime chiavi identiche! Non potevo permettermi di perdere mille minuti davanti al portone di casa tentando di accedere al palazzo, provando tutte le chiavi del mazzo! Soprattutto se tornavo da sola a casa la sera tardi, ché per le strade di Palermo c’è sempre qualcuno che ti si avvicina con l’auto e il finestrino abbassato e ti sussurra parole porche o, peggio ancora, ti spara Laura Pausini a tutto volume! Soluzione: tecnica menmonica stramba. Ho aggirato il problema “chiavi” con la sigla dei Power Rangers. Sì, esatto, i Power Rangers! Sono andata in un negozio di ferramenta e ho comprato i gommini colorati che si mettono sulle chiavi per differenziarle, appunto. Ovviamente non li ho presi di colori accazzo ma di cinque specifici colori: rosso, giallo, blu, rosa e nero. Come i Power Rangers. E ogni giorno prima di accedere alla mia dimora cantavo la sigla dei Power Rangers, seguendo l’ordine delle chiavi in base ai colori dei super eroi in tutina di lycra.

Rosso, giallo e più
rosa, nero e blu
i colori Power Rangers

(L’avete cantata, vero?)
Per non perdermi al Corte Inglés utilizzo la stessa tecnica. Questa volta i Power Rangers non c’entrano niente. Questa volta passo per il corridoio de “El hombre chiappa, daddy”. No, non sono impazzita (forse). Suddetto corridoio è, infatti, caratterizzato da stand di determinate marche le cui iniziali mi fanno da stella polare.

eL hoMBRE CHiapPA DADDY
L per L’oreal. MB per MayBeline. RE per RimmEl. CH per Carolina Herrera. PA per PArfois. D per Dior. ADDY per DAyDaY.

Seguendo il corridoio con questi stand alla destra riesco ad arrivare all’altro capo del piano e venir fuori da quella caverna di Platone a vedere il sole. Un filo di Arianna per uscire viva dal labirinto commerciale. Altro che “Palazzo Mentale” alla Sherlock Holmes! Il fatto che comunque poi arrivi sempre a pelo in tempo per iniziare a lavorare è dovuto alla mia scarsa energia fisica mattutina. Ma anche questa è un’altra storia.

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