Oh, è già novembre!

Ma com’è ‘sta storia? Era ieri luglio, col mare, la tintarella, le infradito e le zanzare! E poi stamattina mi alzo e ho dovuto cambiare le lancette all’orologio… Ed eccolo qui, si avvicina la festa dei morti e manca pochissimo alla prima lampadina colorata e al primo camioncino di buñuelos (sì, sono tornata a Siviglia). Che poi, vi dico, il clima non se n’è ancora reso conto: vado ancora in giro a maniche corte! Certo qui a Siviglia l’escursione termica durante la mattina e il pomeriggio  può toccare punte di 20 gradi: la mattina esci con 9 gradi e il pomeriggio torni a casa con 30 gradi – no joke! Colpa di ciò che abbiamo fatto a questo pianeta. Se continuiamo così ci facciamo capodanno alla playa, con mojitos e pedalò, tipo in Brasile!

Comunque ho trovato questo tempo pazzo perché sono tornata in Spagna in anticipo rispetto gli altri anni, con conseguente messa in stand-by del cambio armadi. In pratica ho avuto le valigie in mezzo alla stanza da quando sono arrivata! Mi sono ritrovata in un’ impasse fatta di magliette a maniche corte e cappotti, e come Aldo che non può né scendere e né salire – NÉ SCENDERE E NÉ SALIRE – non ho potuto togliere dall’armadio la roba leggera e mettere la roba calda e morbidosa (lasciatemi passare il termine). Così un pomeriggio, rischiando di affogare tra la marea di vestiti che non trovavano la propria geolocalizzazione all’interno di quel caos, mi viene la brillante idea di voler riarredare in maniera più funzionale la mia stanza: bastava un comò! E vado all’Ikea di mattina presto, compro il comò come da necessità e a che ci sono prendo pure il comodino e la famigerata libreria billy (è quella di 2 metri, signò, che faccio, lascio?). Ora il problema è questo: chi compra all’Ikea è entusiasta del fatto che spendendo ragionevolmente poco, può rifarsi l’arredamento; ma chi cazzo ci pensa al fatto che ciò che compra deve montarselo da solo?

Ho montato tutto in un giorno e posso dire di andarne fiera. Il trucco è prenderci la mano, familiarizzare con le viti, con i pezzi e col libretto delle istruzioni che per prima cosa ti dice “meglio essere in due”. Ma io non ci riesco, io le cose complicate devo farle da sola. Ecco, ora ho lo spazio per poter fare il cambio armadi e togliere di mezzo le valigie. E l’ho fatto: la mia stanza sembra più “stanza” adesso. Ho pure fatto le pulizie e pulito perfino i vetri e tutto il balcone. Ho cambiato le lenzuola e acceso una candela profumata. Ora sì che ci siamo!

E tutto sto sforzo mi sa che forse era una scusa per rimettere un po’ assieme i pezzi. Ogni ritorno è diverso. La prima volta avevo la casa ma non avevo lavoro, la seconda volta avevo lavoro ma non avevo casa, questa non so cosa avrò, spero che il karma si degni di tornarmi indietro! Quando finisce una temporada e se ne comincia un’altra devi fare spazio. Fisicamente e mentalmente. Devi decidere cosa tenere e cosa buttare via, cosa ricordare e cosa dimenticare. Devi decidere cosa vale la pena farti mancare e cosa no, a chi dire addio e a chi ci vediamo presto. E allo stesso tempo devi sperare che lo spazio che stai facendo sia occupato bene, da cose e persone che ne valgano la pena, anche se sappiamo che non è sempre così perché comunque ci sarà sempre da fare spazio.

E ammuttamu, ammuttamu.

 

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