Resaca

Bevute. Vado a dormire alle tre della notte, che non è nemmeno tardi. Mi sveglio alle cinque del mattino: mi sta scoppiando la vescica. Vado in bagno e torno a dormire. Sento freddo, molto freddo, e siamo a marzo, che tempo di merda! Fuori piove forte. Mi preparo lo scaldino e mi riaddormento. Mi sveglio alle dieci e mi alzo più per decenza che per necessità. Mi scoppia la testa. Per fortuna il mio coinquilino mi ha lasciato il caffè pronto nella caffettiera. Lo scaldo con del latte e faccio colazione con caffellatte bollente e tostadas con marmellata, ché Alex Britti dice che “fa bene alla testa e poi ti tira su”. Accendo il pc, cancello le mails arretrate di spam e pubblicità varie, apro Facebook e vedo come va il sabato mattina dei miei amici. Inviti a mettere likes a pagine random e ad entrare in fanpages di bands a me sconosciute. Ne apro una a caso, playlist su youtube. Bella musica, mi piace. Ecco, mo’ mi infogno con l’ennesima band alternative rock di nicchia che quando chiedo ai miei amici “hey chi ci viene a vederli dal vivo” mi rispondono picche. Evvabbè, io non ascolto musica per moda. È rimasto del caffè? Continua a scoppiarmi la testa. Bevi acqua. Avevo una mezza idea di andare in palestra ma ha vinto l’altra mezza. E sono rimasta sul divano a vegetare per altre due ore. Ma non c’è pane in casa, e niente da mangiare. E ho bisogno di mangiare. Non mi faccio la doccia, mi infilo il primo maglione che trovo e scendo al supermercato sotto casa. Tra le corsie vedo una vecchietta carina bassina e col carrello della spesa. Il carrello le si impiglia tra due scaffali, strattona a destra, strattona a sinistra. Niente. Le parte un – a voce alta – “ME CAGO EN LA PUTA!” che è un po’ come un nostro ” ‘RCODDIO STO CARRELLO”. Primo sorriso del giorno. Torno a casa, mi faccio due uova, petto di pollo e mi monto un paninazzo. Sigaretta. Digestione. E la testa continua a scoppiarmi.

Qui hanno una parola bellissima per descrivere la mia mattina: resaca.

Dal dizionario online wordreference:

resaca

  • Movimiento de retroceso de las olas cuando llegan a la orilla.
  • Malestar que se siente tras una borrrachera.

 

La risacca. Immaginate un’onda che urta contro un ostacolo, una roccia o la chiglia di una barca, si ferma e viene respinta. L’alzarsi e abbassarsi delle acque lungo le banchine dei porti in inverno. Il dondolare delle barchette dei pescatori sotto la tempesta. La schiuma bianca sul bagnasciuga della spiaggia in una giornata di maestrale. Movimento inquieto. Malestar – malessere.

Una resaca a vent’anni la si supera con un pisolino sul divano. A trenta servirebbe una lobotomia. E comunque oggi è sabato, domani non si lavora, e stasera si esce. Buttate l’ancora e ammainate la vela.

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